Planet X: oltre l’orbita di Plutone si nasconde un corpo planetario massiccio

La recente scoperta di tre nuovi oggetti ai confini del Sistema Solare, il pianeta nano 2012 VP113 con il perielio maggiore ad oggi conosciuto, 2013 FY27 e 2013 FZ27 membri della fascia di Kuiper, ha portato gli astronomi a teorizzare ancora una volta la presenza di un corpo planetario massiccio agli angoli più remoti del nostro Sistema Solare. Nel report dedicato sul sito NASA
del 26 marzo 2014, leggiamo: “le orbite di Sedna e 2012 VP113, che si allontanano dal Sole per centinaia di UA, suggeriscono che potrebbero essere influenzate dalla presenza di un pianeta ancora sconosciuto, forse grande fino a 10 volte le dimensioni della Terra”.
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Non a caso il pianeta nano (2012 VP113) scoperto di recente sarebbe diventato come l’oggetto conosciuto più lontano del nostro sistema solare – e la sua orbita fa pensare alla presenza di un gigante gassoso, invisibile per ora ai telescopi ma grande quanto Saturno se non di più. Questo oggetto si troverebbe in una orbita al di là di Plutone. il nDr. Scott Sheppard della Carnegie Institution for Science di Washington DC e i suoi colleghi hanno scoperto 2012 VP113, che dovrebbe essere largo all’incirca 450 km e si trova a 80 unità astronomiche dal Sole al suo massimo avvicinamento (1 UA è la distanza della Terra dal Sole).
Oggetti orbitanti come questo, che si trovano lontano dal  Sole,  nella “nube di Oort interna”,  sono utili per sondare il sistema solare. Questo perché essi si trovano troppo lontano per essere turbati dai pianeti gassosi, ma troppo vicino al Sole ad essere influenzati dalla gravità di altre stelle nella nostra galassia – così le loro orbite e comportamenti si pensa siano pressoché invariati dal loro primo periodo di formazione. Ma la recente scoperta di  altri pianeti nella fascia di Kuiper che possiedono anche orbite molto strane, fa pensare che da quelle parti, oltre Plutone, si nasconda qualcosa di grosso.
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UN MISTERIOSO CORPO CELESTE SI NASCONDE OLTRE PLUTONE
Ma la notizia più incredibile è quello che questo piccolo pianeta sembra indicare: la presenza di un nuovo enorme corpo con una massa fino a 10 volte la Terra. Questo ipotetico nuovo grande pianeta del Sistema Solare potrebbe spiegare anche disturbi visti in altri corpi oltre all’orbita di 2012 VP113.
Il Sistema Solare può essere diviso in tre parti: i pianeti rocciosi interni come la Terra o Marte; i giganti gassosi come Giove ma anche Nettuno, ed infine gli oggetti di ghiaccio e roccia della lontana Cintura di Kuiper, di cui fanno parte i pianeti nani come Plutone, Eris, Makemake, etc. Oltre questo confine conosciamo pochissimo del Sistema Solare. Abbiamo scoperto soltanto un’altro oggetto che arriva in regioni così lontane, ed è Sedna. Ma questo nuovo pianeta nano ha un’orbita ben più lontana di Sedna ed è ad oggi il corpo più esterno mai scoperto nel Sistema Solare.
“Questo è un risultato straordinario e ridefinisce la nostra comprensione del Sistema Solare” ha spiegato Linda Elkins-Tanton, direttore del Dipartimento per il Magnetismo Terrestre del Carnegie Institute.
Sedna fu scoperta nel lontano 2003 ma all’epoca nessuno sapeva se fosse un corpo più simile a Plutone oppure diverse e facente parte di una nuova classe di oggetti ancora da determinare. Con la scoperta nel 2012 di VP113, adesso è chiaro che Sedna è parte della Nube Interna di Oort, da dove hanno origine anche le comete.
2012 VP113, con un diametro che si aggira intorno ai 450 km (un po’ più piccolo di Vesta), arriva nel suo punto più vicino al Sole a circa 80 volte la distanza che separa noi dalla nostra stella (80 Unità Astronomiche). Per darvi un’idea di quanto significa, la regione interna del Sistema Solare, dei pianeti rocciosi, si trova da 0.39 a 4.2 Unità Astronomiche. I giganti gassosi si trovano da 5 a 30 Unità Astronomiche, mentre la Cintura di Kuiper, composta da migliaia di oggetti di ghiaccio, va da 30 a 50 Unità Astronomiche. Nel sistema solare interno c’è un confine distinto a circa 50 UA. Fino ad ora conoscevamo soltanto Sedna come oggetto che periodicamente esce da questo confine, arrivando a 76 UA.
“La ricerca di questi oggetti della Nube Interna di Oort, oltre Sedna e 2012 VP113, dovrebbe continuare dato che ci potrebbe insegnare molto del nostro Sistema Solare e di come si è formato ed evoluto.” ha spiegato Sheppard.
Sheppard e Trujillo hanno usato la nuova camera DECam (Dark Energy Camera) sul telescopio NOAO da 4 metri, in Cile, per fare la scoperta. La DECam ha il più grande campo di vista di qualsiasi telescopio di questa classe e questo la rende ottimale per questo tipo di indagini su grandi regioni del cieli per cercare oggetti molto piccoli. In seguito alla scoperta, il più grande Telescopio Magellan, da 6.5 metri, a Las Campanas Observatory, è stato usato per determinare l’orbita di 2012 VP113 ed ottenere informazioni dettagliate riguardo alle proprietà della sua superficie.
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Data l’ampiezza della regione del cielo che è stata osservata, Sheppard e Trujillo hanno determinato che circa 900 oggetti con orbite simili a Sedna e 2012 VP113 e con grandezze sopra i 1.000 km, dovrebbero esistere in questa parte interna della Nube di Oort e dovrebbero rappresentare in totale una popolazione che potrebbe essere globalmente maggiore persino rispetto a quella della Cintura di Kuiper e la Fascia di Asteroidi.
“Alcuni di questi oggetti della Nube Interna di Oort potrebbero rivaleggiare in grandezza a pianeti come Marte e la Terra. Questo perché molti degli oggetti interni della Nube di Oort sono così distanti che anche quelli più grandi sarebbero troppo pallidi per essere scoperti con le attuali tecnologie” spiega Sheppard.
Sia Sedna che 2012 VP113 sono stati infatti scoperti durante il momento in cui si trovavano più vicini al Sole, ma hanno orbite che si estendono fino a centinaia di UA e diventerebbero troppo pallidi per essere scoperti. Infatti, la similitudine nelle orbite di Sedna, 2012 VP113 ed alcuni altri oggetti più esterni della Cintura di Kuiper, fanno intuire la presenza di un oggetto molto massiccio che porta gli oggetti in queste configurazioni orbitali. Sheppard e Trujillo suggeriscono che una Super-Terra (come ne abbiamo scoperte tante intorno ad altre stelle) o un oggetto ancor più grande ma distante centinaia di UA potrebbe creare questo effetto nelle orbite di questi oggetti.
Non sarà però facile conciliare tutte queste scoperte con le nostre attuali teorie sulla formazione planetaria. Prima di tutto, non abbiamo ancora un modello che spieghi l’origine di questa regione così interna, della Nube di Oort. Attualmente, le ipotesi principali sono tre:
1) Un pianeta espulso dal Sistema Solare durante l’epoca primordiale della migrazione planetaria potrebbe aver perturbato la Cintura di Kuiper e la Nube di Oort, creando una fascia interna con oggetti in orbite molto ellittiche.
2) Un incontro molto ravvicinato (in termini cosmici), con un’altra stella potrebbe spingere oggetti della regione esterna della Nube di Oort verso una regione più interna.
3) Il Sole è nato in un piccolo ammasso con altre stelle, e magari durante la migrazione di queste stelle, la gravità del Sole ha catturato pianeti in formazione intorno ad altre stelle vicine.
In base a quanto sappiamo, la Nube di Oort è divisa in due regioni, e si pensa che il confine si trova intorno a 1.500 UA. Questo preciso confine è dato dal fatto che da questo punto in avanti, la gravità di stelle vicine potrebbero perturbare questi oggetti, rendendoli instabili. La scoperta di questa nube si deve appunto alla necessità di scoprire da dove arrivavano le comete e cosa disturbava la loro orbita spingendole verso l’interno. Ma la regione Interna dell Nube di Oort non sarebbe influenzabile facilmente da altre stelle e questo potrebbe contribuire a mantenere stabili orbite planetarie di oggetti più grandi.
Redazione Segnidalcielo

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